I primi abitanti

palazzola-franciscan-lookout.jpg

Il sito di Palazzola ha una storia molto lunga, che risale alle popolazioni dell’età del Bronzo del XVII secolo a.C.

Il nome latino di Palazzola era Palatiolus e mentre vi avvicinate lungo via dei Laghi, Palazzola appare svettando contro la parete di Monte Cavo. Questo era una volta noto come Mons Albanus, con un tempio dedicato a Giove e con porzioni intatte di un’antica via romana, La Via Sacra.

La leggenda racconta che Romolo e Remo, i fondatori di Roma, fossero allattati da una lupa sul Monte Cavo. Più certo è che Annibale costruì qui il suo accampamento durante il suo assalto a Roma.

C’era anche una villa Romana a Palazzola con i resti di acquedotti ancora visibili lungo il sentiero per Albano. Accanto alla Villa l’enorme tomba rupestre di un console romano, probabilmente G. Cornelius Scipio Hispanus, che morì nel 176 A.C.

Una dimora religiosa

palazzola-friar-fruit.jpg

I Romani abbandonarono la loro villa intorno al IV secolo; e intorno al X secolo, eremiti Cristiani vivevano in caverne sulle pendici del Lago. I resti di questo antico eremo sono ancora visibili. Col tempo, gli eremiti si spostarono nelle rovine di Palatiolus e divennero Agostiniani.

I Cistercensi dall’Abbazia delle Tre Fontane nei pressi di Roma, rilevarono l’edificio nel 1244, quando era noto come Santa Maria in Palatiolis. Ci sono chiare somiglianze tra la Chiesa di Palazzola, Nostra Signora delle Nevi, e quella delle Tre Fontane: in special modo, il disegno del tetto e del rosone. I Certosini rimpiazzarono i Cistercensi e a loro volta vennero rimpiazzati dai Francescani nel XV secolo. Alcune delle elegantissime colonne dell’antico chiostro possono essere ammirate nelle finestre dei corridoi al piano superiore dell’Ala Vecchia.

La visita di Papa Pio II

palazzola-drawing-labrouste.jpeg

Papa Pio II (Enea Silvio Piccolomini) fu Papa dal 1458 al 1464. La visita a Palazzola nel 1463 avvenne verso la fine della sua vita, quando fu invitato a visitare il monastero di San Paolo ad Albano sulla strada per Rocca di Papa. Questo è un estratto dalle sue Memorie:

“Lungo la strada , egli visitò il monastero di Santa Maria Palazzuola e vi partecipò alla Messa. Questa è un’antica chiesa, non molto grande, ad una sola navata e un vestibolo sorretto da colonne di marmo. Ci sono alloggi per i monaci e aree di servizio convenienti, ma non molto attraenti e diroccate per l‘usura del tempo. Il posto si affaccia sul Lago Albano. La roccia è stata tagliata abbastanza per far posto al giardino del monastero .Sono anche state scavate grotte dove l’abbondanza di acqua ribolle e sorgenti cristalline riempiono le vasche dei pesci. E’ bellissimo, in estate, vedere la frizzante acqua fresca sprizzare in alto nell’aria dai tubi sempre a disposizione per i bisogni dei monaci. In un angolo oltre il bel giardino terrazzato c’è una grande caverna naturale sempre ombreggiata fino a mezzogiorno, che è come una sala dove si possono organizzare un certo numero di tavoli. Anche lì, c’è un’abbondante sorgente di limpida e infallibilmente zampillante acqua che riempie un’altra vasca per i pesci lì vicino. […] Sulla sinistra, prima di entrare nel monastero, c’è un’alta parete rocciosa, su cui erano scolpite, secondo un’antica tradizione, i fasci di un console Romano e dodici asce.”

Sei erano coperte dall’edera, sei erano ancora visibili. Pio ordinò che l’edera fosse strappata via, per incoraggiare la memoria dell’antichità.

Un Francescano Portoghese, José Maria Fonseca, ricostruì gli alloggi dei frati e la chiesa ed estese il giardino. Per molti anni, l’entrata principale di Palazzola era attraverso i grandi cancelli che adesso portano alla piscina. Due targhe nel chiostro ricordano questi suoi sforzi. A parte una pausa di 20 anni, i Francescani rimasero a Palazzola fino all’inizio del XX secolo.

Un gruppo di Massoni prese il loro posto per breve tempo fino e durante la Prima Guerra Mondiale. Il dott. Carlo Arnaldi diresse una clinica per il recupero tra l’altro di alcoolisti. Egli coprì i muri di buoni consigli per sollevare i suoi pazienti, uno dei quali ancora sopravvive nel refettorio: ‘Mangiare adagio e masticare bene’.

Il Collegio Inglese arriva a Palazzola

Fondato nel 1579 sul luogo di un ostello per pellegrini Inglesi del XIV secolo, il Venerabile Collegio Inglese a Roma è un seminario che prepara preti per le diocesi di Inghilterra e Galles.

Un tempo, gli studenti ritornavano in Inghilterra solo una volta durante i loro sette anni di corso di studi all’Università Gregoriana. Per sfuggire alle caldissime estati romane, si trasferivano in una amatissima casa a Monte Porzio vicino Frascati al fresco dei Colli Albani. La casa era, comunque, troppo piccola per il numero degli studenti. Nel 1920, il Rettore, Mons. (poi Cardinale) Hinsley, incontrò il dott. Arnaldi che, nonostante avesse ricevuto un certo numero di offerte migliori, acconsentì a vendere Palazzola al Collegio per 260.000 lire. Egli l’aveva comprata 5 anni prima per 63.000 lire. Quando gli studenti si trasferirono, uno dei loro primi compiti fu di scavare la piscina. Il successore di Hinsley, William Godfrey, anche lui più tardi Cardinale, aggiunse l’Ala Nuova, fornendo altre 25 camere.

palazzola-church-war.jpeg

Palazzola sulla linea del fronte

Per vent’anni il Collegio si trasferì a Palazzola ogni estate; ma quando l’Italia dichiarò guerra all’Inghilterra nel 1940, gli studenti ritornarono in Inghilterra e risiedettero temporaneamente allo Stonyhurst College. Le truppe tedesche occuparono Palazzola e durante il rigido inverno all’inizio del 1944, bruciarono la maggior parte dei mobili e dei libri della biblioteca. Palazzola fu presto sulla linea del fronte quando i tedeschi posizionarono l’artiglieria al di sopra del giardino nel campo superiore (noto agli studenti come ‘Sforza’, il cognome dei proprietari precedenti) per bombardare gli alleati che sbarcavano ad Anzio. Gli Alleati risposero con frequenti bombardamenti, causando danni estesi.

In un incidente durante la guerra, il defunto custode, Alfredo Piacentini – all’epoca ventunenne – salvò un giovane soldato tedesco, che giaceva ferito nel bosco vicino dopo un raid aereo. Il suo nome era Werner Wendt e quindici anni dopo tornò a Palazzola, per ringraziare Alfredo, portando in dono salsiccia e vino tedeschi. Fu un incontro commovente.

Alfredo, che era stato arruolato nell’esercito italiano, riuscì fortunosamente a fuggire quando un gruppo di soldati tedeschi in ritirata gli ordinò di andare con loro per i lavori forzati o forse peggio. Quando gli permisero di rientrare a casa per prendere il suo cappotto, Alfredo sgattaiolò dalla porta sul retro, giù per il giardino e scavalcò il muro della piscina verso il sentiero di Albano a una certa altezza. Nel processo, si ferì malamente la gamba, ma riuscì a fuggire e per il resto della sua vita camminò zoppicando. Il figlio di Alfredo, Giuseppe Piacentini, è oggi l’Amministratore di Palazzola e lavora insieme alla moglie inglese, Julie, che è la responsabile dell’organizzazione domestica.

Gli Americani in avanzata occuparono Palazzola, ma se ne andarono dopo una settimana, depredando la maggior parte del mobilio rimasto. Mons. Carroll-Abbing, un ex-studente del Collegio e cittadino irlandese, rimase a Roma durante la guerra e lavorò duramente per proteggere Palazzola. Recuperò una parte del mobilio, mentre Alfredo riuscì a dissuadere alcuni paracadutisti statunitensi, induriti dalla guerra, dal saccheggiare la cantina.

Il Collegio ritorna

Dopo la guerra, il Rettore ispezionò Palazzola prima del ritorno degli studenti dall’Inghilterra e le sue lettere descrivono le case e i veicoli bruciati ad Albano. I bombardamenti avevano danneggiato la maggior parte di Palazzola e mandato in frantumi le finestre della Chiesa. C’era un carro armato abbandonato sulla Sforza e diverse centinaia di soldati tedeschi uccisi nella battaglia vicino Velletri, erano stati seppelliti nelle vicinanze. I tedeschi avevano anche dipinto una serie di piacevoli murali nel refettorio, alcuni dei quali ancora esistenti. Quelli erotici dipinti dagli Americani furono rimossi prima che gli studenti tornassero.

Dopo estese riparazioni, la vita ritornò quasi alla normalità con gli studenti che trascorrevano l’estate a Palazzola come prima della guerra. Ma negli anni ’70, gli studenti ritornarono in Inghilterra ogni estate e il Collegio era sotto seria pressione finanziaria, si rischiava la vendita di Palazzola. Fortunatamente, questo non accadde. Invece, un gruppo apposito mise insieme un ambizioso piano di sviluppo della proprietà, dandole una posizione commerciale e rendendola disponibile per gruppi durante tutto l’anno. Questa iniziativa si è rivelata un grande successo ed ha permesso che le generazioni future potessero ancora godere Palazzola.

Per ulteriori approfondimenti

  1. Marina Cogotti, Convento di Palazzolo on the shores of Lake Albano (Roma: Gangemi Editore, 2004)

  2. Mons. Anthony Philpot, A Short History of Palazzola (Rome: Venerable English College, 2001)

  3. The Venerabile, rivista annuale del Venerabile Collegio Inglese passim, esp. Fr Terry McSweeney, Alfredo Piacentini obituary, vol. XXXIII, no. 1, 2003–4, pp. 77–81; e l’opera in più volumi che ripercorre la storia di Palazzola, scritta da Thomas Ashby e J. Garvin, nei vol. I, no. 4, April 1924; vol. II, no. 1, October 1924; vol. II, no. 2, April 1925; e vol. II, no. 3, October 1925

  4. The Secret Memoirs of a Renaissance Pope (The Folio Society, 1988)